Il manifesto del Museo Geologico e delle Frane: "COME SALVARE CIVITA" - Museo Geologico e delle Frane

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Il manifesto del Museo Geologico e delle Frane: "COME SALVARE CIVITA"

Il Museo

Per essere realmente risolutivi, gli interventi di stabilizzazione dei versanti devono essere adeguatamente calibrati rispetto alla intensa dinamica di un territorio così problematico.
Non è pensabile continuare ad intervenire solo a seguito del verificarsi di situazioni di emergenza, con interventi non estesi a tutto il versante e che non tengano conto di tutte le problematiche dei fenomeni di instabilità in atto su di esso.
È indispensabile monitorare costantemente il territorio per prevenire l’aggravarsi e l’estendersi di tali fenomeni: solo monitorando tutta l’area con strategie e strumenti idonei si possono raccogliere i dati strumentali necessari per programmare la priorità e le caratteristiche degli interventi da effettuare sui versanti, anche per PREVENIRE l’estendersi e l’aggravarsi dell’instabilità.
Intervenire preventivamente permette di ottenere grandi benefici a lungo termine ottimizzando l’impegno economico: intervenire per sistemare una frana molto estesa ha un costo notevolmente superiore all’intervento preventivo e spesso il lavoro è tecnicamente complicato a causa della notevole estensione dei fenomeni.
È quindi indispensabile la costituzione di un comitato tecnico-scientifico permanente in grado di programmare  il monitoraggio, di raccogliere ed elaborare i dati strumentali, e di costruire e aggiornare costantemente la mappa dinamica del territorio, definendo così il programma degli interventi da realizzare ogni anno.
Il “Museo Geologico e delle Frane”, grazie alla sensibilità dell’amministrazione comunale di Bagnoregio, sta realizzando al primo piano di Palazzo Alemanni il “Centro di documentazione territoriale”, dotato di una sala conferenze, un archivio-biblioteca, un laboratorio multimediale (attrezzato anche per funzionare come sala consultazione dell’archivio), e una sala espositiva.
Il Museo, per la sua posizione centrale nel territorio, per l’esperienza e la professionalità del suo staff, per le caratteristiche della struttura, e per il lavoro di controllo del territorio iniziato nel 2012 e portato avanti attraverso la pubblicazione del “Bollettino Geologico della Teverina”, si pone come luogo privilegiato per la regia, l’analisi, la sintesi, e la divulgazione scientifica del piano di salvaguardia di Civita di Bagnoregio.
I diversi fenomeni di instabilità su terreni argillosi e tufi sono intimamente correlati tra loro, dalla base del versante, dove la dinamica torrentizia dei corsi d’acqua già comporta aggravi alla sua stabilità, fino alla sommità, dove molte case di Civita e di Mercatello sono prossime all’orlo della scarpata.
Gli interventi vanno quindi opportunamente progettati per essere realizzati su tutto il versante, con una adeguata programmazione temporale che permetta di ottimizzare gli investimenti operando al meglio.
Se ciò non sarà realizzato al più presto, in breve tempo Civita di Bagnoregio sarà veramente il “paese che muore” e non (come ci piace definirlo) “il paese che lotta per vivere”.

5 PASSI PER SALVARE CIVITA
1. Costituzione di un comitato tecnico-scientifico permanente formato da esperti nei campi della geomorfologia, della geotecnica e dell’ingegneria, che siano preferibilmente anche attenti conoscitori del territorio di Civita; il comitato deve avere il ruolo, istituzionalmente legittimato, di monitorare ed analizzare costantemente il territorio, realizzando e aggiornando ininterrottamente l’elenco degli interventi da realizzare, definendone caratteristiche e priorità, nell’ottica di una progettualità conforme alla dinamica del territorio.
2. Studio generale preliminare sullo stato geomorfologico e idrogeologico delle rupi di Civita e Bagnoregio finalizzato alla stima qualitativa e speditiva del livello di rischio (pericolosità x elementi a rischio x vulnerabilità) associato ai fenomeni di instabilità in atto.
3. Definizione del piano di monitoraggio dei versanti.
4. Prima stesura del piano di interventi (ubicazione, caratteristiche e priorità).
5. Aggiornamento costante dello stato conoscitivo del territorio sulla base dei dati strumentali derivanti dal monitoraggio, e relativo adeguamento del piano degli interventi.


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